La fotografia è nata in un contesto socio-culturale positivista e da più di un secolo è presente nel campo scientifico e psichiatrico. Il Dott. Diamon, considerato il padre della fotografia psichiatrica, fu il primo ad usarla come mezzo di cura e come testimonianza del progresso dei suoi pazienti .
Negli ultimi decenni la fototerapia si è diffusa nella pratica psicoterapica, sconfinando dall’ambito puramente psichiatrico.
Le fotografie raccontano storie personali, storie familiari, segreti, emozioni. Permettono di portare alla luce informazioni latenti e permettono una connessione con la parte di inconscio meno censurato. Non è solo l’immagine scattata ad essere così importante terapeuticamente, ma anche tutto ciò che accade mentre il paziente sta interagendo con loro. Memorie, sentimenti e pensieri che emergono durante il dialogo fotografico possono essere più rilevanti terapeuticamente delle reazioni legate alle immagini stesse.
La fotografia permette di ripercorrere il passato, di concentrarsi sul presente e ipotizzare il proprio futuro. Permette di lavorare sul sistema di valori, del sui giudizi e sulle aspettative.
In terapia si possono utilizzare cinque tecniche di Fototerapia:
- Foto scattate o create dal paziente,
- Foto scattate al paziente da altre persone,
- Album di famiglia o altre collezioni di foto biografiche,
- Autoritratti,
- Fotoproiezioni.
Quando il paziente riordina le sue fotografie, inizia tra paziente e terapeuta un processo di ricostruzione di significato attraverso una serie di domande che approfondiscono il motivo per il quale il paziente ha deciso di ordinare le fotografie in quella determinata posizione e si argomenta su ciò che le immagini evocano il lui, specificando anche il motivo per cui il paziente ha deciso di scegliere proprio quelle fotografie.
La fotografia è un viaggio e come ogni viaggio va vissuto.


