martedì 22 gennaio 2019

La fotografia in psicoterapia




La fotografia è nata in un contesto socio-culturale positivista e da più di un secolo è presente nel campo scientifico e psichiatrico. Il Dott. Diamon, considerato il padre della fotografia psichiatrica, fu il primo ad usarla come mezzo di cura e come testimonianza del progresso dei suoi pazienti .
Negli ultimi decenni la fototerapia si è diffusa nella pratica psicoterapica, sconfinando dall’ambito puramente psichiatrico.
Le fotografie raccontano storie personali, storie familiari,  segreti, emozioni. Permettono di portare alla luce informazioni latenti e permettono una connessione con la parte di inconscio meno censurato. Non è solo l’immagine scattata ad essere così importante terapeuticamente, ma anche tutto ciò che accade mentre il paziente sta interagendo con loro. Memorie, sentimenti e pensieri che emergono durante il dialogo fotografico possono essere più rilevanti terapeuticamente delle reazioni legate alle immagini stesse.
La  fotografia permette di ripercorrere il passato, di concentrarsi sul presente e ipotizzare il proprio futuro. Permette di lavorare sul sistema di valori, del sui giudizi e sulle aspettative.
In terapia si possono utilizzare cinque tecniche di Fototerapia:
  • Foto scattate o create dal paziente,
  • Foto scattate al paziente da altre persone,
  • Album di famiglia o altre collezioni di foto biografiche,
  • Autoritratti,
  • Fotoproiezioni.
Quando il paziente riordina le sue fotografie, inizia tra paziente e terapeuta un processo di ricostruzione di significato attraverso una serie di domande che approfondiscono il motivo per il quale il paziente ha deciso di ordinare le fotografie in quella determinata posizione e si argomenta su ciò che le immagini evocano il lui, specificando anche il motivo per cui il paziente ha deciso di scegliere proprio quelle fotografie.
La fotografia è un viaggio e come ogni viaggio va vissuto.

sabato 20 gennaio 2018

                                               IL TRAUMA DELLA SEPARAZIONE





La visione condivisa dai clinici, ma che in realtà risulta molto riduttiva, è che il trauma della separazione risulta essere una crisi prevedibile e normale nel ciclo di vita. La stessa visione non è accettata da chi vive la separazione in prima persona, perché di prevedibile e normale non ci trova nulla.
Esistono due principali ragioni per cui è indispensabile separarsi:
-fine dell’amore e del desiderio,
-relazione distruttiva.
Chi chiede di separarsi generalmente compie un grande atto di coraggio utile per entrambi, dato che prima di giungere alla decisione tanto sofferta, entrambe le parti hanno vissuto momenti critici e vissuto momenti di estremo disagio e malessere.  Nessuna separazione è indolore, ma se la relazione si mantiene, la sofferenza potrebbe essere maggiore. Il partner che lascia si sente in qualche modo di aver tradito quella parte di se stesso che vorrebbe continuare ad amare, vive sentimenti contrastanti, peso e responsabilità di essere l’artefice della rottura, ma è proprio in quei momenti che è opportuno ricordare tutte le differenze che hanno ostacolato la relazione, ponendo attenzione a ciò che ha bloccato la propria identità e il proprio benessere.
Ma come si gestisce una separazione?
Perdonare e perdonarsi sono aspetti indispensabili per non rimanere imprigionati in un rapporto di dipendenza negativa. Il rancore fa rimanere legati alla relazione e non permette di iniziare nuovi legami costruttivi. Evitare di cadere nel tranello che tutto il male sta nell’altro e andare verso la comprensione delle proprie debolezze e fragilità sono i primi passi per ricominciare.
Per affrontare la separazione è opportuno accettare e vivere la sofferenza stessa, prendendosi il proprio periodo di solitudine costruttiva che può aiutare a liberarsi dalla coazione a ripetere, evitando di passare da un partner all’altro perché questa scelta eviterebbe ogni tipo di confronto con se stessi.
In alcune situazioni la separazione è una condizione indispensabile per reinvestire in maniera produttiva su se stessi. Occorre una rinascita interiore per comprendere le motivazioni che hanno provocato la rottura, solo così tali motivazioni non le ritroveremo in una relazione successiva.

Dott.ssa Valentina Romito

Psicologa-Psicoterapeuta sistemico relazionale