sabato 20 gennaio 2018

                                               IL TRAUMA DELLA SEPARAZIONE





La visione condivisa dai clinici, ma che in realtà risulta molto riduttiva, è che il trauma della separazione risulta essere una crisi prevedibile e normale nel ciclo di vita. La stessa visione non è accettata da chi vive la separazione in prima persona, perché di prevedibile e normale non ci trova nulla.
Esistono due principali ragioni per cui è indispensabile separarsi:
-fine dell’amore e del desiderio,
-relazione distruttiva.
Chi chiede di separarsi generalmente compie un grande atto di coraggio utile per entrambi, dato che prima di giungere alla decisione tanto sofferta, entrambe le parti hanno vissuto momenti critici e vissuto momenti di estremo disagio e malessere.  Nessuna separazione è indolore, ma se la relazione si mantiene, la sofferenza potrebbe essere maggiore. Il partner che lascia si sente in qualche modo di aver tradito quella parte di se stesso che vorrebbe continuare ad amare, vive sentimenti contrastanti, peso e responsabilità di essere l’artefice della rottura, ma è proprio in quei momenti che è opportuno ricordare tutte le differenze che hanno ostacolato la relazione, ponendo attenzione a ciò che ha bloccato la propria identità e il proprio benessere.
Ma come si gestisce una separazione?
Perdonare e perdonarsi sono aspetti indispensabili per non rimanere imprigionati in un rapporto di dipendenza negativa. Il rancore fa rimanere legati alla relazione e non permette di iniziare nuovi legami costruttivi. Evitare di cadere nel tranello che tutto il male sta nell’altro e andare verso la comprensione delle proprie debolezze e fragilità sono i primi passi per ricominciare.
Per affrontare la separazione è opportuno accettare e vivere la sofferenza stessa, prendendosi il proprio periodo di solitudine costruttiva che può aiutare a liberarsi dalla coazione a ripetere, evitando di passare da un partner all’altro perché questa scelta eviterebbe ogni tipo di confronto con se stessi.
In alcune situazioni la separazione è una condizione indispensabile per reinvestire in maniera produttiva su se stessi. Occorre una rinascita interiore per comprendere le motivazioni che hanno provocato la rottura, solo così tali motivazioni non le ritroveremo in una relazione successiva.

Dott.ssa Valentina Romito

Psicologa-Psicoterapeuta sistemico relazionale

mercoledì 24 maggio 2017

LA TERAPIA DI COPPIA



IO+TE=NOI.... LA TERAPIA DI COPPIA




Ognuno dei due membri della coppia porta all'interno della relazione i propri vissuti, i propri nodi, le proprie alleanze familiari. I due mondi si uniscono e insieme diventano i protagonisti di un film. Ma cosa accade se il film non prosegue e rimane in una situazione di stallo? Spesso la coppia si rivolge al terapeuta come ultima spiaggia, prima di compiere il passo definitivo verso la separazione. La coppia può porre al terapeuta due tipi di domande: aiutarli a ripartire o aiutarli a porre fine alla relazione.

La terapia di coppia ha il compito di far ritrovare il giusto equilibrio tra fusione e differenziazione, il terapeuta dovrebbe sostenere la coppia nell'imparare la gestione dei conflitti e ad elaborare traumi inconsci e spesso rimasti irrisolti. L’obiettivo del percorso terapeutico è anche quello di riaccendere o mantenere in vita il desiderio intellettuale e sessuale, riorganizzare i sistemi comunicativi disfunzionali e patologici.

Il percorso psicoterapico permette di:
  • chiarire problematiche e definire obiettivi,
  • individuare le difficoltà delle modalità relazionali,
  • acquisire nuove modi di relazionarsi per promuovere il benessere della coppia.

domenica 11 settembre 2016

ARE YOU READY? I PRIMI GIORNI DI SCUOLA

 


Primi giorni di scuola, prime ansie, primi veri distacchi. E così ti capita di incontrare mamma fuori dall’uscio della scuola per cercare di capire se il proprio piccolo continua a piangere o ha smesso. E poi mille nostre domande: sarà la cosa giusta? Piangerà tutto il giorno? Mangerà? E se sto sbagliando? E se non è pronto? E poi ancora tanti punti interrogativi dove in realtà non si vuole molto conoscere  la risposta, ma solo correre dal proprio piccolo, abbracciarlo e portarlo via, a casa, nel posto dove ci sentiamo sicure.
“Passerà!” … “E’ normale!” … Senti dire dalle mamme che hanno già mosso i primi passi gli scorsi anni. “Ma normale per chi?” viene da rispondere! Cosa è normale? Per noi mamme non è normale lasciare il proprio bambino disperato, tra urla e singhiozzi, aggrappato al nostro collo.
Ecco, bene, possiamo dirlo … l’inserimento non è una cosa facile.
E allora cosa possiamo fare?
Prima di tutto partiamo dal presupposto che l’asilo è un luogo prezioso per i nostri figli: impareranno a parlare, socializzare, disegnare, scrivere, condividere e impareranno ad affrontare i primi conflitti.
Affinchè l’ingresso al nido o all’asilo non sia vissuto con negatività è importante che noi genitori siamo convinti della scelta che stiamo compiendo. I bambini hanno bisogno di sicurezza e siamo noi genitori a dovergliene fornire. Impariamo a contenere le loro paura e soprattutto impariamo a non trasmettere loro le nostre ansie. Non sentiamoci in colpa e soprattutto non caschiamo nella trappola dei regali: “quando torno ti porto un regalino!” e ricordiamoci non diciamo bugie: “vado a spostare la macchina e torno!”
Diamo fiducia ai nostri figli e soprattutto ascoltiamoli. Chiediamogli come stanno e cosa hanno fatto e non solo se hanno mangiato tutto.
Si cresce insieme passo dopo passo, momento dopo momento. Un bambino non è mai uguale ad un altro e non esiste una mamma uguale ad un’altra, ed per questo che ogni rapporto è unico e irripetibile. Prendiamo per mano il nostro bambino e accompagnamolo serenamente verso nuove avventure.

Buon anno scolastico a tutti !